Cenni storici

Lontano
dai confini

di Karim Metref e Mauro Ravarino

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I. Capitolo

Il sogno
di Élimane

Baye Élimane YATE

studente

II. Capitolo

Senza
visto

Élimane è un giovane di buona famiglia. Studente di Italiano all’università di Dakar. È innamorato della lingua italiana. La vorrebbe imparare per bene. Perciò prova ad avere una borsa di studio in Italia.

L’università della Calabria lo accetta come studente per un corso di gestione culturale.

Se fosse stato uno studente italiano o francese o giapponese innamorato della lingua wolof, Élimane sarebbe a posto. Dovrebbe solo recarsi in aeroporto e partire per il Senegal, dove sarebbe entrato dopo un semplice controllo della polizia di frontiera, senza spese né procedure amministrative.

Ma Élimane non è né italiano, né francese né giapponese. Lui è senegalese.

È cittadino di un paese africano e povero per di più.

Lui non può recarsi in aeroporto senza il tanto agognato visto da chiedere in consolato.

Come Élimane milioni di cittadini Africani chiedono un visto per recarsi per i motivi più svariati in Europa, Stati Uniti o qualsiasi altro paese ricco. Le spese sono alte, le procedure complesse e i tempi di attesa lunghi. E cosa ancora più grave è il fatto che la maggior parte degli esiti sono negativi. Pochi riescono ad avere il visto per viaggiare in modo  regolare.

Baye Élimane YATE

studente

Cheikh Oumar BA

socio-antropologo

Ousmane SAMBOU

agricoltore

Se la strada
regolare è
vietata... le vie
che restano
sono due:

III. Capitolo

Storie
di chi rimane
in Senegal

Costruire
un futuro
in Senegal

Contrariamente a quello che si pensa spesso, non tutti i giovani africani sognano di partire verso l’Europa. Sono in tanti ma non sono tutti. Qualcuno non ci ha mai pensato alla partenza. Qualcuno ci ha pensato per un po’ come una possibilità, ma vedendo le difficoltà e i pericoli, ha deciso di rinunciare. Qualcuno non ne ha proprio bisogno, perché sta bene in Africa e non potrebbe stare meglio da nessuna altra parte.

Grandi
speranze
tanti
ostacoli

La vita in Senegal scorre come le acque del fiume che dà il nome al paese, calma e serena. Basta poco per vivere felici. Solo che quel poco, molti non ce l’hanno. Come in molti paesi poveri, la differenza tra ricchi e poveri è immensa. E, mentre quelli che se la passano liscia sono pochi, la maggioranza del paese vive sul filo del rasoio. Sempre sull'orlo della povertà assoluta e della fame. Ognuno si arrangia come può.

Spiaggia nei pressi di Cambèréne Dakar
Spiaggia nei pressi di Cambèréne Dakar

È difficile per un giovane accettare di vivere così. Soprattutto quando vede che un suo vicino emigrato riesce ad aiutare la propria famiglia, mandare soldi per costruire una bella casa, aprire un qualche piccolo commercio… Non tutti quelli che partono ci riescono. Ma quelli che spariscono, quelli che muoiono, quelli che finiscono a dormire per le strade non fanno notizia. Contano solo le storie di successo. Una su cento basta a tenere vivo il sogno.

Scegliere di rimanere, per chi non è ricco di famiglia vuol dire rinunciare al guadagno «facile», vuol dire combattere duro.

  • Chi cerca di costruire progetti
  • Chi cerca soluzioni politiche
  • Continua a voler partire

Chi cerca

di costruire

progetti

Chi cerca di costruire progetti

Modou Lamine KOMA

imprenditore

Cheikh DIOP

Educatore e allenatore

Abdou DIALO

agricoltore

Chi cerca soluzioni Chi cerca soluzioni politiche

Chi cerca soluzioni politiche

Kalidou NDIAYE “Kals”

Rapper e animatore radio

Ibrahima DIAWARA

Docente di Italiano

Cheikh Oumar BA

socio-antropologo

Mustapha Kemal KEBE

attivista rete migranti

Chi continua

a voler

partire

Chi continua a voler partire

Ibrahima DIAWARA

Docente di Italiano

Alioun Badara DIATTA

operaio

Abderramane GOMEZ

studente e calciatore

Cenni storici
Cenni storici
Cenni storici
Cenni storici

IV. Capitolo

ACCENNI STORICI

Com'è cambiata
l'immigrazione

Cenni storici
Cenni storici
Cenni storici

La migrazione accompagna tutta la storia dell’umanità dall’alba dei tempi fino ad oggi. Si può dire che la storia dell’Umanità è una storia di migrazioni. Dalle prime tracce di vita umana nelle alte pianure dell’Etiopia, fino ai giorni nostri, le popolazioni si sono mosse attraverso il mondo sia individualmente sia collettivamente con vari mezzi e per varie ragioni.

Negli ultimi secoli il continente che ha inviato più popolazione nel resto del mondo è l’Europa. Questo piccolo continente ha colonizzato ben 3 altri continenti molto più grandi (America settentrionale, America meridionale e Oceania) arrivando in alcuni casi a sostituire quasi interamente le popolazioni autoctone.

Ma anche l’Africa, culla dell’umanità ha da sempre esportato le sue popolazioni verso le altre parti del mondo. Attraverso gli spostamenti di popolazioni, le invasioni, la tratta degli schiavi e oggi attraverso le migrazioni.

Molto è cambiato dall’epoca i cui le navi dei «negrieri», prima arabi, poi europei, partivano dalle coste dell’Africa verso il resto del mondo, cariche di merce umana. Di mezzo c’è stata l’era coloniale, poi l’era delle grandi migrazioni per la ricostruzione dell’Europa post bellica; oggi, nonostante l’annuncio ufficiale di chiusura delle frontiere da parte dei paesi del Nord, i giovani africani continuano ad andare verso il Settentrione, per cercare una vita migliore: un lavoro e una speranza di futuro. È cambiato tutto, ma la sostanza rimane la stessa: l’Africa rimane, per i paesi del Nord, un serbatoio di mano d’opera a basso costo.

La gestione dei flussi migratori da parte dei paesi del Nord, negli ultimi decenni, si è tradotta in soli termini repressivi: controlli, chiusura, repressione.

Dopo le politiche proibitive nei confronti degli arrivi regolari, si è passati a politiche sempre più aggressive nella repressione di chi viaggia in modo irregolare.

Oggi si vive una vera e propria situazione di apartheid del diritto alla mobilità. Questo diritto umano che dovrebbe essere universale è riconosciuto solo ai cittadini delle nazioni più ricche. La maggioranza dell’umanità non ha diritto di spostarsi liberamente.

È questo «apartheid» che fa sì che un giovane italiano o giapponese, se lo desidera, può andare tranquillamente in Senegal. Ma un giovane senegalese può recarsi liberamente in pochi paesi del mondo.

Cenni storici
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V. Capitolo

Storie
di chi parte

Isola di Gorée, da dove partiva la tratta degli schiavi verso le Americhe.

Chi non arriva

Tutti quelli che partono non vogliono arrivare in Europa. O anche se lo vogliono, pochi ci riescono. Molti girano per i paesi dell’area, Mali, Niger, Mauritania. Qualcuno entra in Nord Africa, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia. Di questi qualcuno rimane a lavorare e vivere lì, molti altri tornano indietro.

Ousmane SOW

educatore

Ousmane SAMBOU

agricoltore

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Il paradiso che non c'è

Alahadji DIOP - emigrato in Francia

Il paradiso che non c'è

L’epoca in cui l’arrivo nel Nord del mondo era una garanzia di miglioramento del proprio stile di vita, non c'è più. Oggi la vita delle diaspore africane in Europa, in Nord America e nei paesi del Golfo persico è molto dura. I lavori sono più difficili e mal pagati. Le società sono sempre più intolleranti. Questo rende i migranti più fragili e ricattabili e quindi facili prede per chi è in cerca di lavoro a basso costo e a bassa soglia di diritti.

Ousmane DIAYE “Lox Mike”

operaio e musicista

Karounga CAMARA

Imprenditore

Adama SOUMARE

Docente di italiano

La scelta del ritorno

Se la partenza è così drammaticamente complicata, quando si arriva alla destinazione prestabilita, o molto spesso in tutt’altra destinazione, la scelta del ritorno risulta difficile da prendere. Troppo grande l’investimento in denaro, energia, tempo, rischi e emozioni, fatto per arrivare. Troppo grandi le attese proprie e della cerchia di parenti. Troppo grande la sfida lanciata per poter ammettere facilmente di aver sbagliato.

Il ritorno è molto difficile, non solo per chi è più o meno ben inserito dal punto di vista socio-lavorativo ma anche tra chi riesce più o meno a vivacchiare tra un lavoro occasionale e una sistemazione alloggiativa precaria e l’impossibilità di avere legami affettivi e fondare una famiglia. Il ritorno resta semplicemente una specie di tabù. Un tabù però che alcuni riescono a rompere.

Qualcuno/a osa il ritorno e non sono sempre quelli “arricchiti”. Sono persone coraggiose che riescono ad affrontare sia i propri pregiudizi che quelli della società d’origine. Pronti a darsi da fare per ricominciare da capo. Con loro portano pochi risparmi, un po’ di esperienza, idee nuove… e soprattutto una coscienza del fatto che il paradiso non esiste e che ovunque bisogna lottare per guadagnarsi la dignità.

Mariama BADJI

esperta in comunicazione

Karounga CAMARA

Imprenditore

Ousmane DIAYE “Lox Mike”

operaio e musicista

Chi rimane all'estero

David Obina

bracciante a Saluzzo

Yvan SAGNET

Associazione No-Cap

Le storie di chi resta nei paesi di migrazione non sono richiudibili in uno schema unico

I modelli di percorsi migratori possono variare dalle “success stories” dei manager, artisti e sportivi, tra i più famosi e fortunati, ai professionisti di alto profilo (medici, ingegneri, docenti universitari), agli operai di fabbrica e nei servizi, ai braccianti agricoli e altri lavoratori precari, a chi non in fine riesce per niente a inserirsi nel mondo del lavoro né a trovare soluzioni abitative decenti.

La vita per tutti è una lotta di tutti i giorni. Per mantenersi a un livello soddisfacente. Non esiste il paradiso, dove è tutto facile, che si sognano molti candidati alla migrazione. Questo ormai è chiaro nella loro testa.

Ma decidono di rimanere perché in qualche modo hanno realizzato qualcosa o sognano ancora di realizzarlo, o perché gli anni sono passati e in qualche modo si fanno bastare ciò che hanno potuto realizzare. O, per i più sfortunati, perché semplicemente si vergognano di tornare a mani vuote.

Ma la precarietà non è un problema per tutti. Alcuni settori dell’economia dei paesi ricchi si sviluppano proprio grazie a questa disponibilità di manodopera a basso costo e senza diritti.

Pescatore senegalese che lavora ad Ancona

VI. Capitolo

Una conclusione
giusta per una storia
di ingiustizie?

La conclusione ideale per la narrazioni di una serie di situazioni problematiche sarebbe di proporre soluzioni. Come uscire da questa crisi? Come spezzare la catena infernale di questo sistema di impoverimento continuo dell’Africa?

Quello su cui sembrano essere d’accordo in molti in Senegal, è che la soluzione non è l’apartheid. Non è chiudendo la popolazione di interi paesi nella loro povertà che si possono risolvere i problemi. Sia quelli che vogliono che quelli che non vogliono migrare, sia gli intellettuali che gli attivisti per i diritti. Tutti concordano sulla necessità di rispettare il diritto alla mobilità di tutti.

I problemi di differenze economiche tra nazioni vanno affrontati con soluzioni economiche e politiche. Soluzioni atte a colpire le cause delle ingiustizie e non chi ne è già vittima. Questa sarebbe l’unica soluzione per riportare i flussi e le modalità migratorie ad un andamento regolare e tranquillo e per evitare gli esodi di disperati e le troppe morti sulle rotte della speranza.

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IL FUTURO È IN AFRICA

Lontano
dai confini

di Karim Metref e Mauro Ravarino

Ulteriori approfondimenti sul canale Youtube dedicato

Non è un mistero che il tema delle migrazioni sia tra i più dibattuti non solo in Italia, spesso anche aspramente, quasi sempre con toni emergenziali e preoccupati.

Questo dibattito, alimentato da giornali, tv, riviste, siti, si concentra quasi esclusivamente su quello che accade durante il viaggio che porta centinaia di migliaia di persone a spostarsi, lasciando le proprie case e attraversando paesi, mari e a volte interi continenti, in cerca di un futuro migliore.

Per tutte queste ragioni abbiamo pensato di affrontare un tema meno dibattuto, ovvero tutto quello che accade prima e dopo il viaggio.

Nasce cosìLontano dai confini, un webdoc interattivo che riflette sul tema del diritto alla mobilità e sulle ragioni profonde che portano le persone a partire, a decidere di rimanere dove sono, a ritornare, attraverso un percorso a bivi, fatto di interviste, dati, immagini, parole.

Lontano dai confini è quindi una lettura contemporanea che tiene insieme storie personali e riflessioni universali, problemi attuali e ragioni storiche, per provare a cambiare la narrazione a senso unico sul tema delle migrazioni e aiutare a comprendere più a fondo un fenomeno complesso.


Lontano dai confini è un progetto di Associazione Renken, curato dai giornalisti Karim Metref e Mauro Ravarino, realizzato in Piemonte, in Nigeria e in Senegal e finanziato attraverso il Consorzio delle Ong Piemontesi da Frame, Voice, Report! con il contributo dell’Unione Europea.

Realizzato con il supporto di

Associazione Renken onlus
Un progetto finanziato dall'Unione Europea

Ringraziamenti: Renken Senegal, Lvia Senegal, Cospe Senegal, Usb Piemonte, Forum de la Société Civile e Réseau Migrations - Senegal, Rete Ndaari, Festival delle migrazioni Torino

Grazie alle testimonianze di:

Senegal
Malika
  • Ousmane SOW
  • Mamadou BA
  • Mamadou Lamine KOMA
  • Cheikh DIOP
  • Kalidou NDIAYE “Kals”
  • Alioun Badara DIATTA
  • Edgar Armando GOMEZ
  • Alahadji DIOP
  • Ousmane DIAYE “Lox Mike”
  • Philoméne DDIANDI
  • Ami SEK
  • Cheikh NIANE
  • Ibrahima DIOP
Dakar
  • Cheikh Oumar BA, socio-antropologo
  • Ibrahima DIAWARA, docente di Italiano
  • Mustapha Kemal KEBE, attivista rete migranti
  • Adama SOUMARE, docente di italiano
  • Astou MBAYE,(Aicha)
Casamance
  • Federica PAVIOLO
  • Antonella ADUSO
  • Gaston NDECKY
  • Ousmane SAMBOU
  • Abdou SAMBOU
  • Abdou DIALO
  • Aissatou SADIO
  • Khady COLI
  • Fidel DIEDHIOU
  • Fode SYLLA
  • Lamine DIBA
  • Aissatou DIALLO
  • Moustapha NDIAYE
  • Andre DIATTA
  • Jane Rose SPISER
  • Jean Adou YAWOVI
Thies
  • Baye Élimane YATE
  • Karounga CAMARA
  • Mariama BADJI
  •  
  • Italia
  • Patrick Kondé
  • Anna MELI
  • Pap KHOUMA
  • Mohamed BA
  • Marco BOBBIO